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Il personaggio del mese

L’intervista a Simona Vinci, scrittrice

Folli, poeti e oppositori reclusi in un lager

E’ la trama del libro della scrittrice bolognese Simona Vinci “La prima verità” col quale ha vinto il Premio Campiello 2016.

L’aveva sfiorato almeno in altre due occasioni. Alla terza, però, ci è riuscita aggiudicandosi quello che è certamente uno dei premi letterari più prestigiosi del nostro Paese e non solo. Simona Vinci, scrittrice bolognese che da qualche tempo ha scelto la provincia (Budrio) per vivere, si è aggiudicata la 54esima edizione del Premio Campiello lo scorso 10 settembre, ottenendo 79 voti sui 280 inviati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi. Il suo romanzo “La prima verità” racconta la storia di una giovane donna che va alla ricerca del misterioso passato dei reclusi di un enorme lager in un'isola greca dove il regime dei colonnelli confinò insieme folli, poeti e oppositori politici. Una storia dura, che catapulta il lettore in un mondo sicuramente poco conosciuto, ma che riserva a ogni pagina una scoperta diversa.

La “Prima verità” parla di un tema, quello delle malattie mentali, certamente difficile e spinoso. Si aspettava che fosse così apprezzato anche dal pubblico fino a sancire la vittoria del Campiello?
Assolutamente no, avevo anzi idea che fosse un tema 'difficile' e fuori moda e invece mi sono resa conto che c'è un estremo bisogno di parlarne, di tornare a ripensare la salute mentale visto che è un tema che riguarda tutti ma proprio tutti.

Com’è nata l’idea di affrontare questo tema?
Non parto mai da temi, parto dalla vita: il romanzo pubblicato prima di questo, ‘Strada Provinciale Tre’, raccontava la storia di una donna che cammina, in fuga, lungo una strada e il lettore non sa da dove venga di preciso, cosa le sia accaduto e dove stia andando. Aveva a che fare con me, con quel periodo difficile della mia vita che coincideva con una sorta di 'crisi d'identità', da quel momento ho cominciato a interessarmi al disagio psicologico perché ne soffrivo, ho incontrato per caso la storia del manicomio di Leros e ho deciso che dovevo approfondire. I legami con il luogo in cui ero cresciuta, Budrio, e i suoi 'istituti', oltre che con la mia storia personale mi sono stati chiari solo a metà del lavoro.

Quando le hanno comunicato di essere nella cinquina, che reazione ha avuto? Sperava nella vittoria finale?
Stavo preparando la valigetta per un reading del romanzo che avrei tenuto di lì a qualche giorno alle Torri dell'acqua di Budrio e sono caduta dalla nuvole. Sapevo che sarebbe stata una lunga strada perché il Campiello prevede un tour abbastanza faticoso in varie città d'Italia, ma l'ho affrontato con leggerezza. Alla vittoria non pensavo nella maniera più assoluta. Con gli altri autori si è creato un clima molto bello, fino alla fine.

Se dovesse descrivere in tre parole il suo libro, quali userebbe?
Ambizioso, esagerato, poetico.

Anche se da qualche anno ha scelto di vivere a Budrio, il suo legame con Bologna è molto forte. Come descriverebbe il suo rapporto con la città?
Bologna è la mia città di riferimento anche se preferisco prendere il trenino per andare e venire piuttosto che viverci in mezzo. A volte mi dispiace perdere così molti eventi, soprattutto la sera, ma d'altra parte ho anche un bambino piccolo e non posso più uscire tanto quanto uscivo prima. Vedo una rinascita di tante realtà culturali e sarebbe importante che la politica le sostenesse con sempre maggiore convinzione e concretezza: la ricchezza di Bologna è la cultura, in tutti i suoi aspetti. E sono i giovani studenti universitari che approdano qui da ogni parte d'Italia, Bologna non deve tradirli.

Lei è tra i docenti di Bottega Finzioni di Carlo Lucarelli, una realtà molto legata ad un’idea di artigianalità della scrittura. Crede che quello dello scrittore sia un mestiere che ha bisogno di regole e codici oppure bastano solo estro e fantasia?
Niente basta se non hai talento, ma il talento da solo non è sufficiente. A Bottega si lavora insieme ad un progetto concreto, non sono lezioni frontali e questo per me è una sfida bellissima, si mettono subito le mani in pasta, a lavorare si impara lavorando.

Che consigli darebbe a un giovane scrittore che magari è alle prese con la stesura del suo primo libro?
La prime cose che gli chiederei sono: cosa leggi a parte te stesso e, hai una buona storia da raccontare, è una storia che ti riguarda, in qualche modo?

Quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
Al momento, sopravvivere agli impegni, oggi quello dello scrittore a volte somiglia al lavoro di un rappresentate di commercio; poi spero tornerà il tempo della scrittura e so che anche questa volta sarà un viaggio che mi prenderà parecchio tempo.

Docente per Bottega Finzioni di Lucarelli. “Il mestiere di scrittore? Niente basta se non hai talento, ma il talento da solo non è sufficiente”.

“Bologna? Vedo una rinascita di tante realtà culturali e sarebbe importante che la politica le sostenesse con sempre maggiore convinzione e concretezza”.